mercoledì 22 marzo 2017

Insinna: "Noi a Sant'Egidio ci chiamiamo amici"


"L'Italia è malata di solitudine e indifferenza; l'unica vera cura è l'amicizia. Noi a Sant'Egidio ci chiamiamo amici". Con queste parole Flavio Insinna ha spiegato il senso del suo impegno a favore dei più poveri nella trasmissione "Carta Bianca" su Raitre.
L'attore e presentatore romano, oltre ad animare feste con i detenuti e varie iniziative di solidarietà, non manca mai al pranzo di Natale di Sant'Egidio. Lo scorso anno, come ha raccontato, ci ha portato tutta la famiglia. "E' stato un Natale meraviglioso: al tavolo c'erano venti etnie diverse, perché la vera emergenza è la guerra. Certo fa male vedere tanti italiani che sono diventati poveri, padri separati che dormono in macchina e si arrangiano con qualche lavoretto". Di fronte alle vecchie e nuove povertà, Insinna ha un sogno: "Un paese che si gira a guardare chi cammina più lentamente". 

Grazie, Flavio, per questa bella lezione di umanità!

martedì 21 marzo 2017

Trattoria degli Amici: a tavola con la simpatia


Nel cuore di Trastevere, in piazza Sant'Egidio, c'è un locale speciale: la Trattoria degli Amici. Da alcuni anni, vi lavorano persone con disabilità, come Maurizio, il sommelier astemio che è in grado di consigliare il perfetto abbinamento dei vini con le pietanze sfornate dalla cucina, e come Gianluca, giovane cameriere con sindrome di Down, che si è preparato al lavoro di "commis di sala" frequentando un accurato corso di formazione. Gianluca ha un sorriso e una simpatia che conquistano e non gli manca lo spirito di iniziativa. Quando ha incontrato papa Francesco, non ci ha pensato due volte: ha tirato fuori un biglietto da visita della Trattoria degli Amici e ha invitato a pranzo il Papa... Nel servizio del TG2, andato in onda il 21 febbraio, Gianluca dice anche il menù che consiglierebbe a papa Francesco!

videoGuarda il servizio del TG2 Lavori in Corso"

mercoledì 8 marzo 2017

Auguri a Assuntina, a Giulia e a #tutteledonne


Oggi, per fare gli auguri a #tutteledonne, raccontiamo una storia che inizia quasi per caso, con un breve incontro nei vicoli di Napoli. 

Assuntina è lì, appoggiata alla “finestra” - se così si può chiamare - del suo “basso”. Un basso stretto, con poca luce, dove d'inverno si gela e d'estate si “soffoca dal caldo”, come dice lei. Ma non basta. Il basso affaccia in un vicolo altrettanto angusto, privo del rumore e della vivacità di altre stradine di Napoli. Per Assuntina quel silenzio surreale è un incubo: si sente sola, anzi per la verità è sola, anche fisicamente. 
Ma un giorno, in cui come tanti sta affacciata come in attesa di qualcosa o di qualcuno, da lontano arriva una ragazza. Ma che ci fa una ragazza sola in un postaccio come quello? Dove andrà?
Assuntina sgrana gli occhi quando vede che Giulia le si avvicina. “Come sta? Sono della Comunità di Sant’Egidio. Ha bisogno di qualcosa?”. E' iniziata così, due anni fa, l'amicizia tra Giulia e Assuntina, che adesso non è più da sola. Anzi da quando Giulia ha iniziato a frequentare la sua casa, sembra che il quartiere si sia accorto di Assuntina. Il salumiere le fa portare ogni giorno la spesa a casa; il farmacista passa una volta alla settimana con le medicine per il diabete; e poi un viavai continuo di visite di giovani amici.
La settimana scorsa è stato “il massimo”. Giulia si è ricordata che Assuntina compiva 86 anni e le ha portato dei fiori. Dovevate sentirla che gridava a tutto il quartiere. “A me, proprio a me! Si è ricordata del mio compleanno”. E poi una piccola festa con la torta e le candeline con una decina di vicini e amici accanto. Che giornata e che canti... il vicolo è diventato il più rumoroso del rione!


lunedì 6 marzo 2017

Rom, le maestre di Genova contro lo sgombero dei loro alunni


Non se lo sono dette due volte. Appena è circolata la notizia dello sgombero imminente del campo rom del quartiere Cornigliano, a Genova, le maestre della scuola elementare si sono mobilitate. 
Prima hanno scritto una lettera al sindaco e al prefetto di Genova, per porre una domanda molto semplice: "Quando si sgombera un campo rom, che fine fanno i bambini che si erano integrati nel quartiere frequentando la nostra scuola?"
E stamattina hanno manifestato per opporsi con forza a uno sgombero senza alternative e per ribadire che le istituzioni devono tutelare il diritto dei bambini a studiare.
La lettera delle insegnanti dell'Istituto Comprensivo di Cornigliano ha riscosso l'adesione di tanti genovesi e ha avuto larga eco anche sulla stampa. Il quotidiano "Il Secolo XIX" l'ha pubblicata per intero. Lo facciamo anche noi: 
«Da tempo le scuole di Cornigliano accolgono bambini del campo rom sito dietro Villa Bombrini e tante insegnanti si sono recate negli anni in quel luogo spesso dimenticato. L’8 febbraio scorso un gruppo di maestre della scuola Ferrero di Cornigliano accompagnate dalle volontarie della scuola della pace della Comunità di Sant’Egidio sono andate in quel campo rom… il campo “abusivo”.Una ventina di roulotte dismesse, abiti stesi ad asciugare, lamiere e tanti esseri umani...
Uomini, donne, anziani ma soprattutto tanti bambini e bambine della scuola che ci hanno preso la mano e ci hanno letteralmente trascinato nella “loro casa” per farci stare al caldo, per raccontarci qualcosa. In quell’occasione abbiamo appreso che presto quel campo sarebbe stato sgomberato. Sgomberato perché abusivo, perché scomodo, malvisto, additato, sporco, perché rom....
Ma quando si sgombera un campo rom, che fine fanno i bambini che si erano integrati nel quartiere frequentando la nostra scuola? Tutto l’investimento educativo di noi insegnanti dove va a finire? E quello dei loro genitori che si sono impegnati a mandarceli tutti i giorni mostrando di rispettare le regole dello Stato e di sognare un futuro diverso almeno per i loro figli? Allontanandoli con la forza dal campo senza offrire alternativa alcuna “umanamente accettabile” semplicemente significa distruggere tutto il rapporto di fiducia costruito in anni. Significa abbandonare quei bambini che continuando a frequentare la scuola avrebbero potuto avere un futuro diverso ed ora sono condannati ad un destino già segnato e senza nessuna possibilità di riscatto.
Quali saranno i pensieri dei “nostri” bambini? Che cosa proveranno nei confronti delle Istituzioni che li hanno sgomberati ossia allontanati dalle loro maestre/i, professori/professoresse, dai loro compagni, dalla loro scuola? Come si sentiranno nella nuova condizione di “senzatetto”?...
“L’obiettivo principale della scuola è quello di creare uomini che sono capaci di fare cose nuove, e non semplicemente ripetere quello che altre generazioni hanno fatto”.(Jean Piaget)».

venerdì 3 marzo 2017

Aiwa: andiamo avanti! In un libro i disegni di giovani rifugiati africani

Sabato 4 marzo alle 17 a Roma presso l'Istituto San Gallicano (Sala Conferenze Benedetto XIII) verrà presentato un libro disegnato e scritto da un gruppo di richiedenti asilo africani. Si intitola Aiwa. La nostra Africa, e racconta, secondo gli autori, "i paesi che ci portiamo dentro". E' stato infatti un lungo viaggio quello che li ha condotti in Italia da Eritrea, Gambia, Mali, Senegal e Somalia. E "aiwa", che in arabo significa "andiamo avanti", esprime la loro voglia di futuro e la speranza di superare le mille difficoltà che hanno incontrato e continuano a incontrare nel loro nuovo paese. 
Il libro, scaricabile gratuitamente qui in versione ebook, è nato presso il centro di accoglienza di Casal San Nicola, alla periferia nord di Roma, dove fino allo scorso dicembre i giovani rifugiati risiedevano. Tra una lezione di italiano e l'altra, alcuni di loro hanno iniziato a dare forme e colori ai ricordi africani e a mandare con il cellulare le foto dei disegni alla loro maestra, Daniela Morandini, che poi ha curato l'edizione del libro.
Alla presentazione interverranno Paolo Morozzo della Rocca, Massimo Cervellini, Marcello Baraghini, Alberto Gozzi, Valerio Barletta e Sara El Debuch. L'evento si concluderà con un concerto della Banda Cecafumo.