lunedì 10 aprile 2017

Le Palme nell'ospedale dei trapianti di Genova

di Sandro Secchi

Ieri abbiamo fatto la benedizione delle Palme nel reparto di trapianto di midollo all'Ospedale San Martino di Genova. Sono 18 camere con altrettante persone. Per ogni trapianto una speranza di guarigione ed un rischio di morte. Un luogo di dolore, tanto, e di paura. 
È stato un momento molto bello e commovente, anche impegnativo, ci siamo promessi insieme di pregare per le persone in maggiore difficoltà, perché nessuno è così debole o in difficoltà da non potersi preoccupare e pregare per altri più in difficoltà. I rametti di ulivo erano stati preparati, e imbustati insieme a un'immagine dell'Ingresso di Gesù a Gerusalemme, dagli amici di Rapallo. Ad aiutarci nella distribuzione alcuni medici del reparto, infermieri e il personale delle pulizie.
Abbiamo dato le palme a tutti e con alcuni ci siamo fermati a parlare, in particolare con Luigi, un signore sui 65 anni che sta per fare il trapianto, in piedi sulla porta della camera, accanto a sua moglie; poi con Romano, in procinto di uscire dopo più di un mese di ricovero; con Biagio, affetto da una forma estremamente acuta e che per quattro mesi ha lottato per poter arrivare al trapianto, ma in questi giorni, a trapianto fatto, spesso ha la febbre alta e il midollo nuovo ancora non è partito. 
La cosa terribile di questa malattia, oltre la gravità, è il protrarsi per tanto tempo di condizioni estremamente debilitanti, che necessitano di mille attenzioni, pratiche molto invasive e una grande prostrazione fisica e mentale. Quale sarà il mio futuro? E' la domanda costante di chi, nonostante la malattia, non smette di sperare nella vita. 

martedì 28 marzo 2017

L'abbraccio tra anziani e immigrati a Napoli


di Bianca Frattini

Il 21 marzo era la Giornata mondiale per l'eliminazione delle discriminazioni razziali. A Napoli un gruppo di anziani e migranti del centralissimo quartiere San Lorenzo ha scelto la sede del programma "Viva gli Anziani" per lanciare un messaggio forte contro il razzismo e in favore dell'amicizia tra i popoli e l'integrazione.
Attenzione e commozione hanno accompagnato le parole di Omar, 19 anni, originario del Gambia, che ha raccontato il suo lungo e pericoloso viaggio dall'Africa, attraverso il deserto del Sahara e il Mar Mediterraneo. “Quando ho visto quella barca vecchia e piccolissima, non volevo proprio salirci: noi eravamo più di 120 persone - ha detto Omar - ho avuto tanta paura di morire. Sono scappato dal mio paese, dove c’è la dittatura e tanta violenza. Volevo studiare, per questo ho deciso di venire in Europa”. Omar oggi racconta a tanti studenti napoletani la sua storia e, insieme ad altri giovani italiani e immigrati, porta cibo e amicizia a chi vive per strada. “E’ la prima volta che incontro gli anziani e ne sono felice”, ha concluso. 
Dopo Omar, è intervenuto Rasul, nato in Iran 68 anni fa e approdato a Napoli col sogno di iniziare una nuova vita ed oggi volontario: “Non è stato facile, ma ora voglio aiutare chi è più debole di me”. 
L'esperienza dell'emigrazione accomuna, più di quanto si pensi, giovani nuovi europei e anziani italiani. Maria Grazia, 80 anni, ha raccontato di come dopo la seconda guerra mondiale, appena sposata, è partita con il marito per cercare lavoro in Inghilterra “Volevamo un futuro migliore - ha detto -, perché a Napoli non potevamo fare nulla. Ho avuto tante difficoltà durante il viaggio: in treno non c'era posto, eravamo uno sopra all'altro... e in nave, non ne parliamo! A Londra non capivo la lingua, mi trattavano male perché ero italiana”. Rivolta a Omar ha detto “Anche io sono dovuta andare lontano per cercare un futuro migliore. Per questo vi capisco e per questo dico: Noi vi vogliamo bene!”. Dario e Alessandra piccoli nati in Italia, le loro madri vengono dalla Bulgaria, hanno cantato e ballato insieme ai nuovi amici anziani. La festa si è conclusa con gli auguri a Peppino ed Antonio per il loro compleanno. Una torta a forma di libro a significare le pagine di storia vissute e ancora da scrivere con "Viva gli Anziani". Una Napoli così è più bella. La bellezza del vivere insieme.

mercoledì 22 marzo 2017

Insinna: "Noi a Sant'Egidio ci chiamiamo amici"


"L'Italia è malata di solitudine e indifferenza; l'unica vera cura è l'amicizia. Noi a Sant'Egidio ci chiamiamo amici". Con queste parole Flavio Insinna ha spiegato il senso del suo impegno a favore dei più poveri nella trasmissione "Carta Bianca" su Raitre.
L'attore e presentatore romano, oltre ad animare feste con i detenuti e varie iniziative di solidarietà, non manca mai al pranzo di Natale di Sant'Egidio. Lo scorso anno, come ha raccontato, ci ha portato tutta la famiglia. "E' stato un Natale meraviglioso: al tavolo c'erano venti etnie diverse, perché la vera emergenza è la guerra. Certo fa male vedere tanti italiani che sono diventati poveri, padri separati che dormono in macchina e si arrangiano con qualche lavoretto". Di fronte alle vecchie e nuove povertà, Insinna ha un sogno: "Un paese che si gira a guardare chi cammina più lentamente". 

Grazie, Flavio, per questa bella lezione di umanità!

martedì 21 marzo 2017

Trattoria degli Amici: a tavola con la simpatia


Nel cuore di Trastevere, in piazza Sant'Egidio, c'è un locale speciale: la Trattoria degli Amici. Da alcuni anni, vi lavorano persone con disabilità, come Maurizio, il sommelier astemio che è in grado di consigliare il perfetto abbinamento dei vini con le pietanze sfornate dalla cucina, e come Gianluca, giovane cameriere con sindrome di Down, che si è preparato al lavoro di "commis di sala" frequentando un accurato corso di formazione. Gianluca ha un sorriso e una simpatia che conquistano e non gli manca lo spirito di iniziativa. Quando ha incontrato papa Francesco, non ci ha pensato due volte: ha tirato fuori un biglietto da visita della Trattoria degli Amici e ha invitato a pranzo il Papa... Nel servizio del TG2, andato in onda il 21 febbraio, Gianluca dice anche il menù che consiglierebbe a papa Francesco!

videoGuarda il servizio del TG2 Lavori in Corso"

mercoledì 8 marzo 2017

Auguri a Assuntina, a Giulia e a #tutteledonne


Oggi, per fare gli auguri a #tutteledonne, raccontiamo una storia che inizia quasi per caso, con un breve incontro nei vicoli di Napoli. 

Assuntina è lì, appoggiata alla “finestra” - se così si può chiamare - del suo “basso”. Un basso stretto, con poca luce, dove d'inverno si gela e d'estate si “soffoca dal caldo”, come dice lei. Ma non basta. Il basso affaccia in un vicolo altrettanto angusto, privo del rumore e della vivacità di altre stradine di Napoli. Per Assuntina quel silenzio surreale è un incubo: si sente sola, anzi per la verità è sola, anche fisicamente. 
Ma un giorno, in cui come tanti sta affacciata come in attesa di qualcosa o di qualcuno, da lontano arriva una ragazza. Ma che ci fa una ragazza sola in un postaccio come quello? Dove andrà?
Assuntina sgrana gli occhi quando vede che Giulia le si avvicina. “Come sta? Sono della Comunità di Sant’Egidio. Ha bisogno di qualcosa?”. E' iniziata così, due anni fa, l'amicizia tra Giulia e Assuntina, che adesso non è più da sola. Anzi da quando Giulia ha iniziato a frequentare la sua casa, sembra che il quartiere si sia accorto di Assuntina. Il salumiere le fa portare ogni giorno la spesa a casa; il farmacista passa una volta alla settimana con le medicine per il diabete; e poi un viavai continuo di visite di giovani amici.
La settimana scorsa è stato “il massimo”. Giulia si è ricordata che Assuntina compiva 86 anni e le ha portato dei fiori. Dovevate sentirla che gridava a tutto il quartiere. “A me, proprio a me! Si è ricordata del mio compleanno”. E poi una piccola festa con la torta e le candeline con una decina di vicini e amici accanto. Che giornata e che canti... il vicolo è diventato il più rumoroso del rione!