
Giulia aveva chiamato quel numero, un po’ titubante. Voleva anzitutto capire, non sapeva ancora dove avrebbe portato quella telefonata. Il suo aiuto serviva davvero? E scopre che sì, ciascuno di noi può fare qualcosa. «Un giorno che non dimenticherò facilmente», ricorda oggi. All’inizio, il suo compito è andare a portare un pasto caldo a chi non lo ha: «In poco tempo ho scoperto una città sommersa. Anche se sono sempre vissuta a Roma, non conoscevo la mia città. Ma soprattutto ho capito che anche io avrei potuto fare qualcosa per renderla migliore». Da allora, ogni settimana, Giulia prepara con i suoi amici la cena itinerante degli universitari di Sant’Egidio nei quartieri Nomentano e San Lorenzo. Visite frequenti, feste di compleanno, ma anche battaglie per chi è più solo e senza protezione. E a Natale si fa una grande festa: «È il pranzo più bello dell’anno, che tutti attendiamo con impazienza», prosegue Giulia che il 25 dicembre si siederà a tavola con questi suoi amici: i poveri che oramai sono diventati un pezzo della sua famiglia.
di Elisabetta Soglio, «Il Corriere della Sera», 23 dicembre 2016
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