Riceviamo alla mail gliamicideipoveri@gmail.com e volentieri pubblichiamo:
Desiderando
conoscere l’impegno della Comunità di Sant’Egidio a Napoli, il 23 settembre
scorso ho avuto il piacere di incontrare alcuni amici che mi hanno accolto e
guidato nella loro vita quotidiana di testimoni della scelta di come vivere il
Vangelo: le opere di solidarietà illuminate dalla fede e dalla preghiera
costante. L’appuntamento è nella chiesa di San Nicola al Nilo, nel centro
storico della città, alle 17: ci troviamo nel centro storico più vasto
d’Europa, riconosciuto dall’UNESCO nel 1995 come patrimonio mondiale dell’umanità.
Andiamo subito nella “Casa per anziani”, un appartamento a pochi passi, dove 5
anziani, età media 90 circa, vivono serenamente i loro giorni, dopo essere
passati attraverso la grande tribolazione della solitudine e dell’abbandono,
assistiti da circa 30 volontari della Comunità che offrono a turno la loro presenza
24 ore su 24. É noto l’impegno della Comunità per questa fase della vita: e
infatti La forza degli anni, libro a
cura di Sant’Egidio, presentato anche a Sassari da Francesca Scambia della
Comunità di Roma (vedi Libertà 15
luglio 2014, n. 26) la ritrovo tutta nelle storie e negli sguardi
indimenticabili, densi di vita sofferta, di queste persone.
A Napoli l’impegno della Comunità si
esplicita attraverso l’amicizia non solo con gli anziani, ma anche con i
disabili, i bambini, i carcerati. Con i disabili è attiva la scuola di pittura
oltre che diversi laboratori, con i quali è stato possibile esporre opere alla
Biennale di Venezia; gli stessi laboratori ora progettano l’organizzazione di
una mostra a novembre a Roma, dal titolo “Abbasso il grigio”. Con i bambini è
attiva la “Scuola della pace” in vari quartieri: Centro storico, Sanità,
Scampia, Quartieri spagnoli, San Giovanni a Teduccio, Ponticelli.
Molti
giovani sono impegnati nella preparazione e distribuzione di pasti per i senza
fissa dimora. È una
proposta di solidarietà concreta che non esclude nessuno, nella convinzione che
non ci sia nessuno così povero
che non possa fare qualcosa per qualcun altro: persino i giovani reclusi nel
carcere minorile di Nisida hanno scelto di dare il loro contributo preparando i
pasti sotto la guida del cuoco dell’istituto. Altro impegno è nel carcere di
Poggioreale: oltre le visite e gli incontri che regolarmente si realizzano, si
fa anche la catechesi e, quest’anno, anche l’organizzazione della festa di fine
Ramadan, condivisa con i detenuti di religione musulmana. E molti altri ancora
sono gli impegni della Comunità di Sant’Egidio di Napoli: distribuzione di cibo,
acqua, vestiario, insieme all’amicizia per gli immigrati che vivono per strada;
scuola di italiano per stranieri, riconosciuta dal Ministero, che conta tra gli
800 e 900 iscritti (prevalentemente polacchi, ucraini e ora anche cinesi);
organizzazione di pranzi multietnici; accoglienza dei rifugiati al porto.
Questo ho potuto vedere e sapere
della Comunità di Sant’Egidio a Napoli. La Comunità che vive in questa città è
la “primogenita” della famiglia di Sant’Egidio, nata a Roma nel 1968.
L’epidemia di colera che colpì Napoli nel 1973 e una lettera di un giovane
suicida - che in un biglietto di addio aveva dichiarato: “in una città come
questa è impossibile vivere” - interrogarono i giovani membri della Comunità di
Roma e alcuni si trasferirono a Napoli. É difficile stabilire l’entità numerica
dei membri di questo movimento: considerato che il bello che si vede è
l’amicizia all’opera e cioè - per riprendere le parole di Papa Francesco - la
confusione tra chi aiuta e chi è aiutato, basta ricordare che circa 6.000 erano
le persone coinvolte nell’ultimo Pranzo di Natale, organizzato tra la Comunità
di Napoli e quelle della Campania. Vorrei inoltre sottolineare l’importanza pedagogica
di questa “confusione”, anche rifacendomi all’esempio dei giovani provenienti
da quartieri problematici che, guidati dalla Comunità, si prendono cura degli
anziani che vivono negli istituti, scoprendo così che aiutare gli altri può
cambiare in meglio anche la loro stessa vita, nella misura in cui apprendono
dagli anziani il senso della fragilità e, insieme, la forza della speranza.
Il mio ringraziamento infine, dopo
l’esperienza di Napoli, va soprattutto a Bianca Frattini, Gabriella Pugliese, Rosanna
Del Bene, Malane Pimentel ed Enzo Somma per il tempo dedicatomi e per quella
condivisione che è stata possibile in pochi giorni, resi più intensi perché ricompresi nello stile di amicizia e accoglienza proprie dell’agire della
Comunità. Un’esperienza che auguro a tutti i lettori!
Maria
Lucia Piga
Università degli Studi di Sassari
Università degli Studi di Sassari
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