lunedì 11 aprile 2016

Chi sono i rom?

di Paolo Cristiano, da "La Provincia Quotidiano", 11 aprile 2016

L’8 Aprile cade una memoria poco conosciuta, che però interessa una popolazione che da secoli abita silenziosamente nella provincia di Frosinone: si tratta della Giornata Internazionale dei Rom e Sinti. In quel giorno del 1971, infatti, si svolse a Londra una riunione di alcuni rappresentanti giunti da diverse parti del mondo. Furono scelti un inno e una bandiera comune (la ruota indiana a ricordare le remote origini, lo sfondo verde e azzurro a rappresentare i prati e il cielo). Si tratta dunque di un vero e proprio popolo, uno dei pochi al mondo che non ha mai dichiarato guerra né reclamato uno Stato per sé. E’ la minoranza etnica più diffusa in Europa, ma in Italia gli zingari non sono numerosi come in Spagna (800mila), in Francia (400mila) o in Romania (il 10% della popolazione totale). Non hanno forgiato i chiodi della croce di Gesù, come non hanno mai rapito bambini (ogni famiglia ne ha in abbondanza). Soprattutto, non è vero che a causa della loro cultura non si vogliono integrare, o che a loro piace vivere ai margini della legalità: sono di etnia Rom diversi attori come Chaplin, Yul Brinner o Banderas, musicisti (Elvis Presley e ovviamente i Gipsy King), il premio Nobel per la medicina del 1920, perfino un presidente del Brasile, un beato e una santa (Madre Teresa). Anche Nicola Zingarelli, autore del famoso vocabolario, potrebbe avere origini Rom, visto che negli antenati delle anagrafi civili, i registri parrocchiali, tale aggettivo sostituiva il cognome per gli appartenenti alla loro etnia. La stessa remota origine non è da escludere per i produttori del famoso liquore o per l’attuale presidente della regione Lazio. Al di là di leggende o di personaggi famosi, come si potrebbe fotografare la realtà dei Rom e Sinti nel nostro territorio oggi? 

E’ un mondo piccolo ma variegato: dei 150mila zingari presenti in Italia, molti sono italiani da secoli e diverse decine di migliaia vivono per lo più in Piemonte, in Abruzzo e Molise, in Sicilia e qui in Ciociaria. Fabrizio de Andrè lo ricordava in una sua splendida canzone dedicata a loro, Khorahanè: “Qualche Rom si è fermato italiano, come un rame a imbrunire su un muro, […] finché un uomo ti incontra e non si riconosce, e ogni terra si accende, e si arrende, la pace”. Spesso gli zingari si ritrovano a vivere in gruppi familiari insieme, in case popolari o terreni, ma più che di una scelta si tratta di un risultato di secoli di segregazione forzata, frutto di sospetti e pregiudizi. Ridicoli e ingiusti come quelli sugli italiani a New York o i meridionali in Svizzera. Gli episodi e i sodalizi criminali non avvengono in percentuale maggiore di quelli che si riscontrano a Napoli, a Milano o altrove. Il nomadismo è cessato da molto tempo, con la fine di mestieri tradizionali come sensali di cavalli, arrotini, giostrai. La loro lingua, il romanès, è un interessantissimo impasto di sanscrito, turco, russo e dialetti locali. Si sta lentamente perdendo, per il lento ma inarrestabile processo di integrazione. Processo nel quale Frosinone rappresenta, forse a sua insaputa, un’eccellenza. L’infausto modello del “campo nomadi” è stato superato già anni fa: in seguito ad un’alluvione il comune e la Caritas, con una rapidissima collaborazione, diedero ospitalità a decine di famiglie Rom che, fino ad oggi, vivono stabilmente in appartamenti nel capoluogo e nei paesi circostanti. Da allora sono migliorate notevolmente le condizioni di vita, l’istruzione e la salute di queste persone. Nessun vicino li guarda più con diffidenza né si accorge della loro presunta diversità. La generazione dei più giovani, accompagnata e incoraggiata nello studio, arriva a traguardi impensati, con alunni zingari presenti in istituti tecnici, licei scientifici e classici della provincia, perfino con studenti universitari nella capitale. A loro, e all’amicizia contro ogni pregiudizio tra Rom e gaggè (i non-gitani, in lingua zingara), è dedicato questo giorno, da far crescere nella memoria e nella cultura della nostra nazione.

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