lunedì 1 febbraio 2016

"Ci tengo tanto alla scuola!" Un bambino rom racconta


1° febbraio... giorno di pagelle. Per questo oggi parliamo di scuola e di chi a scuola fa di tutto per andare. Anzi ci tiene tanto. Si chiama Antonio, ha 12 anni ed è un bambino rom. Con la sua famiglia è arrivato a Roma otto anni fa da Călărași, nel sud-est della Romania; lì i rom rappresentano circa il 20% della popolazione e il "romanes" è riconosciuto come lingua ufficiale insieme al romeno.
Due anni fa, sua mamma Violeta ha conosciuto la Comunità di Sant'Egidio, che ha offerto una borsa di studio ad Antonio per aiutarlo ad andare a scuola. Grazie al programma "Diritto alla scuola, diritto al futuro", avviato da Sant'Egidio nel 2008 a Roma, Napoli e Milano, centinaia di bambini e ragazzi rom hanno ricevuto borse di studio per sostenere la loro frequenza scolastica: all'inizio, solo nella scuola primaria, adesso anche nella secondaria di primo e secondo grado. Con l'aumento della frequenza in classe, sono cresciuti pure il profitto e l'integrazione. La scuola infatti rappresenta la principale occasione di contatto dei bambini rom coi loro coetanei; a scuola si superano pregiudizi e chiusure, e si costruisce un futuro insieme. 
Ma torniamo ad Antonio. La mamma non gli fa mancare nulla: i quaderni, le penne, le scarpe da ginnastica, e poi i soldi per le gite, per le visite di istruzione. Antonio sa quanti sacrifici fanno i suoi genitori. Anche per questo in classe si dà molto da fare e ottiene ottimi risultati. In un tema sulla scuola (qui di fianco), Antonio ha scritto: "Da quando ero piccolo la mia passione era scrivere e studiare. Ci tengo tanto alla scuola, non ho le parole con cui esprimermi per quanto sia meravigliosa la scuola e per quanto sia importante". 

L'anno scorso Antonio ha finito la scuola primaria. E le sue maestre erano fiere di presentarlo ai professori delle medie, oltre che come un bambino serio ed educato, con una pagella brillante: 8 in italiano e matematica, 10 in arte, 7 in storia. Violeta pure ne era orgogliosa, anche perché a scuola non è riuscita ad andare a lungo. Quando aveva otto anni, ebbe una reazione allergica dopo una vaccinazione e smise di frequentare la scuola. Per questo sa a stento leggere e scrivere. Ma sogna un futuro diverso per Antonio: "Voglio dire cose che non riesco a dire. Mio figlio riesce a dirle e sa cose che non so. E di questo sono fiera”.

1 commento:

  1. Non chiudiamo la speranza in una gabbia di pregiudizi! TUTTI DEVONO AVERE UNA POSSIBILITà

    RispondiElimina