lunedì 6 maggio 2013

A proposito di bambini rom: una lettera da Milano

I miei amici rom, senza scarpe nè cibo

Mi telefona Florina e mi chiede un  paio di scarpe. Da una settimana non va a scuola perché non ne ha. Vive assieme ai genitori nello scheletro di una fabbrica non terminata.  Ho della frutta in casa, vado a trovarla. Luminita, invece, vive in una baracca con i suoi figli. Albert, sette anni, toglie il quaderno dallo zaino per farmelo vedere. Entra anche Monica, che ha iniziato l'asilo quest'anno. Chi sono questi bambini che vivono in baracche, senza luce, senza riscaldamento, senza acqua e, spesso, con scarso cibo?

Siamo a Milano, periferia est. Queste persone sono i miei amici Rom. Vivono lì perché la loro povertà non consente altro. Unica loro speranza è che le forze dell'ordine non distruggano anche la poca protezione che una baracca può offrire. Incontro  questi bambini e i loro genitori a scuola, li accompagno a fare le vaccinazioni, ascolto le loro storie e i loro  sogni, che sono quelli di tutti noi.

Cara Florina, le scarpe ora non le ho, ma te le farò avere in fretta. Di bambini come lei, Albert e Monica ce ne sono tanti a Milano, arrivano a scuola con addosso fatiche e difficoltà, ma anche con la voglia di farcela. E i loro genitori fanno il possibile perché la "storia bella" della scuola continui. Vogliono che i loro figli siano come tutti gli altri ragazzi.

Sono storie che vanno sostenute, guardando questi bambini con occhi diversi e apprezzando la loro fatica. Storie che, se accompagnate, rendono Milano una città più giusta. E aprono strade di cittadinanza a bambini altrimenti destinati all'esclusione e all'emarginazione. Chi volesse aiutare questi bambini delle baraccopoli milanesi può scrivere a: santegidio.rubattino@gmail.com

1 commento:

  1. io sono milanese e mamma. Fatico arrivare a fine mese ma non mi aiuta nessuno. Per vestire e sfamare le mie figlie faccio i salti mortali: io disoccupata e mio marito con lavori precari.
    Oggi ho comprato un quaderno per un bimbo rom, per andare a scuola ma mi avevano detto che era per bimbi poveri quando loro usufruiscono di aiuti da parte del comune di Milano e le mie figlie no... Non avevo letto bene il volantino altrimenti non avrei comprato nulla.
    Le mie figlie sono italiane e non suscitano pietà nè misericordia. Per loro c'è solo il limbo del futuro incerto.
    Zero solidarietà per i bambini italiani, colpevoli di esserlo

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