lunedì 20 agosto 2012

La Comunità di Sant’Egidio opera per la pace



“Le armi non sono la soluzione. Il dialogo, il negoziato, la tutela della pace sociale sono le soluzioni”: è stato questo il cuore dell’ ‘appello di Roma’, un documento firmato da 11 piattaforme dell'opposizione siriana, concordato con la Comunità di S. Egidio. Il testo ha lanciato la necessità di una ‘soluzione politica’ per la Siria chiedendo di abbandonare i combattimenti. Il presidente della Comunità di S. Egidio, Marco Impagliazzo, ha sottolineato: “Non e' troppo tardi per salvare il Paese! Pur riconoscendo il diritto dei cittadini alla legittima difesa, ribadiamo che le armi non sono la soluzione. Occorre rifiutare la violenza e lo scivolamento verso la guerra civile che mettono a rischio lo Stato e l'identità nazionale. Crediamo che la comunità internazionale abbia la forza e le capacità necessarie per trovare un consenso che sia la base di un'uscita politica dall'attuale drammatica crisi''. Quindi la Comunità di S. Egidio, dopo l’esperienza di pace operata negli anni ’90 nel Mozambico, si ripropone come interlocutore credibile di pace nello scenario internazionale.


Nell’appello infatti si legge che la Siria sta vivendo la crisi più drammatica della sua storia. La scelta della soluzione militare, che non tiene conto delle richieste della rivolta di libertà e di dignità del popolo siriano, ha portato alla diffusione della violenza, alla perdita di troppe vite umane e a distruzioni generalizzate. E le associazioni firmatarie dell’appello hanno ribadito che non sono neutrali: “Siamo parte del popolo siriano che soffre per l’oppressione della dittatura e la sua corruzione. Siamo fermamente contrari a qualsiasi discriminazione su base confessionale o etnica, da qualunque parte venga. Siamo per una Siria di uguali nella cittadinanza. Vogliamo che la Siria in futuro sia patria per tutti, capace di rispettare la vita e la dignità umana, nella giustizia… Non è troppo tardi per salvare il nostro Paese! Pur riconoscendo il diritto dei cittadini alla legittima difesa, ribadiamo che le armi non sono la soluzione. Occorre rifiutare la violenza e lo scivolamento verso la guerra civile perché mettono a rischio lo Stato, l'identità e la sovranità nazionale… Non possiamo accettare che la Siria si trasformi in un teatro di scontri regionali e internazionali… Ci rivolgiamo a tutte e a tutti coloro che lottano per il cambiamento democratico in Siria, a qualunque parte essi appartengano: per porre in essere un dialogo e un coordinamento tra di noi che avvii rapidamente la Siria ad una fase transitoria verso la democrazia, sulla base del patto nazionale comune”.
Ma l’azione di pace della Comunità di S. Egidio ha il suo svolgimento centrale soprattutto in Africa, come il Camerun, dove è da tempo impegnata nel migliorare le condizioni di vita dei detenuti in molti paesi africani, donando un mulino al carcere di Tcholliré. Da molto tempo in questa struttura carceraria stava affrontando un serio problema: l'impossibilità di macinare la farina di miglio con cui vengono preparati i pasti che ha costretto i detenuti a trascorrere anche interi giorni senza mangiare: “Oggi possiamo mangiare ogni giorno grazie alle azioni della Comunità che per anni è sempre stata attenta alla nostra sofferenza", ha detto Luc, un detenuto. Anche nel Malawi la Comunità di Sant’Egidio è presente con il programma ‘Dream’, con l’inaugurazione della prima pietra della futura casa della Comunità di Blantyre.
L’arcivescovo Tarcisius Ziyaye ha presieduto la celebrazione che ha dato il via ai lavori di costruzione della sede, dicendo: “La Comunità di Sant’Egidio, col programma DREAM e le tante comunità sparse ovunque, é un grande dono per questo paese. Voi stessi siete la vera casa costruita sulla roccia, come ci insegna il Vangelo. Tutti, non solo la Comunità di Roma, siamo chiamati a contribuire perché la sede che qui costruirete possa accogliere tanti ed essere aperta a tutti”. Infine nel Malawi è stata inaugurata la piccola casa della Comunità di Liwonde, un villaggio a pochi kilometri da Zomba, l’antica capitale del paese, durante il primo Convegno Nazionale dei rappresentanti dei villaggi dove la comunità è presente. La presenza di Sant’Egidio nei villaggi malawiani é una rete capillare ed estesa da Karonga, estremo Nord del paese, sino a Nsanje, all’estremità meridionale. Durante il Convegno una delegazione della Comunità di S. Egidio è stata ricevuta dalla prima Presidente donna della Repubblica, Joice Banda, che ha ringraziato per l’intenso lavoro che la Comunità svolge da anni per il paese, mostrando particolare interesse per la crescita del Programma ‘Dream’ e per la capacità di sostenere lo sviluppo umano e culturale del Malawi.
Continuando il tour africano la Comunità di Sant’Egidio ha svolto nella capitale della Costa d’Avorio, Abidjan, un seminario sul tema della pace e la campagna contro un clima di violenza diffusa che si è impadronito di numerosi settori della società dopo un lungo periodo di crisi politica e sociale, culminata nella guerra di un anno fa dopo il ballottaggio delle presidenziali. La Comunità ha offerto quattro testimonianze di come si possono sanare tante ferite del tessuto sociale e civile: la vicinanza ai bambini di strada aiutati a tornare nelle loro famiglie, i bambini delle bidonville di differenti nazionalità che crescono in un clima di amicizia nelle Scuole della Pace, gli anziani abbandonati a cui viene ricostruita la casa e un ambiente familiare attorno. L'invitato speciale di Roma, padre Philippe Zongo, ha invitato tutti i presenti ad essere ‘artigiani di pace’ cominciando dall'amicizia con i più poveri: “è la strada per liberarsi da una ‘dittatura del materialismo’ che obbliga a pensare solo a se stessi e divide sempre più la popolazione ostacolando la costruzione della pace e l'avvio di una vera riconciliazione. I giovani possono offrire un nuovo umanesimo; tutto il mondo può aiutare a cambiare. L’Africa ha una speranza e vuole rinascere”.
Simone Baroncia
da : korazym.org

Nessun commento:

Posta un commento