mercoledì 23 gennaio 2013

Catania: Musica e parole dei Giovani per la Pace della Sicilia x dire NO alla violenza

Occhio per occhio rende il mondo cieco.
Per un mondo senza violenza.
No alla pena di morte!
Gli striscioni e i cartelloni che arredavano la sala dove si è svolto l'evento "Natale Festa Globale" organizzato dai Giovani per la Pace della Comunità di Sant'Egidio di Catania sono chiari e netti: qui si fa musica, si parla, si ascolta, per dire No a qualunque tipo di violenza e affermare la possibilità di costruire un mondo diverso. 

Mentre si canta e si discute, scorrono le immagini dei pranzi di Natale con i poveri realizzati da Sant'Egidio in Sicilia e in tutto il mondo. 
Centinaia di occhi sono puntati su quello che è un segno di speranza e di futuro: una realtà nuova che tutti possono costruire. 
Lo dicono i ragazzi - italiani e stranieri - che vi hanno preso parte  scoprendo così che il cambiamento del mondo comincia anche dalle loro mani e dalla loro voglia di vivere. 




lunedì 21 gennaio 2013

A Scutari: il nuovo anno inizia con un segno di speranza



Casa per i bambini disabili (Shtëpia për Femijet më afktesite të kufizuar) delle Missionarie della Carità di Madre Teresa: abbiamo festeggiato l'arrivo del nuovo anno con un grande pranzo, offerto da un ristorante del centro della città, e regali per tutti. 
Nella casa sono stati accolti  10 fratellini, tra i 14 ed i 3 anni, che a seguito della morte del padre e del grave stato di salute della madre vivono durante l’anno divisi in diverse strutture di accoglienza.

sabato 19 gennaio 2013

La Trattoria de Gli Amici il mese di febbraio sarà a EATALY

comunità di sant'egidio  - lavoro e disabilità - trattoria degli amici
Roma: "La Trattoria de Gli Amici”, il locale in Trastevere gestito da una cooperativa promossa dalla Comunità di Sant’Egidio - dove lavorano persone con disabilità affiancate da professionisti e amici che aiutano volontariamente -  gestirà, per tutto il mese di febbraio, l'area "Osterie Romane" di Eataly a Roma!
Il locale di Piazza S.Egidio sarà chiuso a partire dal 28 gennaio, ma potrete assaggiare le sue prelibatezze al secondo piano di EATALY, Piazzale XII Ottobre 1492 Air Terminal Ostiense.
Per saperne di più visita il sito della Trattoria degli amici

mercoledì 16 gennaio 2013

Play music stop violence: giovani che lottano contro il razzismo con la forza della musica


L'idea è nata tre anni fa quando il clima di violenza e di razzismo nelle nostre città sembrava crescere e impossibile da contrastare.
Per dire no alla violenza, al razzismo, alla guerra i giovani per la pace hanno dato vita al movimento musicale Sounds for peace.
Oggi sono centinaia i giovani musicisti che attraverso la loro musica vogliono smuovere le coscienze al rispetto per l’altro, all’attenzione ai più deboli, alla costruzione di un mondo migliore. Proprio la musica, con il suo grande potere comunicativo, può essere il veicolo per lanciare questo messaggio e diffonderlo tra i giovani.
Moltissime le manifestazioni pubbliche e i concerti da Ostia a Tor Bella Monaca, da Primavalle al Colosseo a cui le Sounds for peace hanno partecipato portando un messaggio di unità e di solidarietà.
E con le Sounds for peace è nato il concorso musicale Play music stop violence aperto a tutti i gruppi musicali chiamati a comporre brani che insieme lancino un grande messaggio: stop violence! No alla violenza, alla guerra, al razzismo, alla povertà; si alla pace, al rispetto per l’altro, alla solidarietà, alla musica che unisce oltre ogni barriera. Siamo arrivati alla terza edizione e abbiamo puntato in alto! Quest'anno i finalisti si esibiranno all'Auditorium Parco della Musica con la possibilità di incidere il proprio brano. www.playmusicstopviolence.com
Sabato 19 gennaio appuntamento da non perdere!   Un pomeriggio dedicato a tutti i giovani che hanno aiutato a preparare il pranzo di Natale con i poveri e che hanno fatto festa con gli anziani in istituto.
A seguire prima tappa della nuova edizione di Play Music Stop Violence: aperitivo e concerto con la partecipazione dei gruppi musicali iscritti al concorso.

martedì 15 gennaio 2013

Rapporto di Sant'Egidio sulla Povertà a Roma e nel Lazio: qualche cifra


Oggi la Comunità di Sant'Egidio  ha presentato il Secondo Rapporto sulla Povertà a Roma e nel Lazio". Si parla di povertà ma, non senza "bombardare" di dati che, come ha sottolineato Mario Marazziti, creano angoscia, ma non offrono prospettive. Al contrario, "questo Rapporto non ha l'ambizione di offrire dati definitivi, vuole piuttosto provare a misurare tendenze e aree di fragilità sociali per intervenire ed evitare che quelle fragilità temporanee diventino un fatto strutturale."
Di seguito una breve sintesi del Rapporto, che speriamo faccia a riflettere sulla povertà e sui modi di contrastarla, ma sia anche un invito alla lettura del Rapporto (edito da Francesco Mondadori nella collana "I Libri di Sant'Egidio"). 


L’ISOLAMENTO SOCIALE
La vita di relazione conta, e conta molto, in termini di salute, di coesione sociale, di felicità – è il nuovo indicatore scoperto da poco dagli economisti –, di qualità della vita.
Crescono le famiglie composte da una sola persona. Nel 1994-1995 su 2.009.000 famiglie laziali quelle composte da un unico componente erano 529.000 e rappresentavano, già allora, il 26% del totale (5 punti in più del dato nazionale). Quindici anni dopo, nel 2009-2010 il numero è cresciuto fino ad arrivare di 769.000 unità con un valore percentuale del 32,5%. Un aumento nei 15 anni di 6 punti percentuali e una differenza con la media italiana di quattro punti percentuali.
Le donne sole sono molto di più degli uomini soli. Nell’ultimo dato di rilevazione, 2009-2010, sono il 59% del totale. La prima osservazione è ovvia: la gran parte delle persone che vivono sole sono anziane. Ma non si diventa soli da anziani; quella della solitudine è una carriera che inizia prima, in età giovanile e adulta.
Combattere la solitudine si può: con le convivenze tra anziani o attraverso programmi specifici come «Viva gli anziani»

GLI ANZIANI
La popolazione residente nel Lazio all’inizio del 2011 ammonta a più di 5milioni e 700 mila abitanti, concentrati prevalentemente nel comune e nella provincia di Roma: circa un abitante su due vive a Roma, uno su quattro vive nei comuni della sua provincia. La popolazione della regione si presenta   complessivamente invecchiata, ma non più della media nazionale.
A livello nazionale il 75% degli anziani ricoverati è non autosufficiente. Nel Lazio la percentuale di anziani autosufficienti ricoverati risulta maggiore alla media (7,185 ogni 1.000 anziani) dei non autosufficienti (6,565 ogni 1.000 anziani). Nelle RSA sono ospitati prevalentemente anziani con basso reddito. Da una ricerca condotta dalla Comunità di Sant’Egidio in 7 RSA emergeva che la solitudine, ed in particolare l’assenza di figli, fosse uno dei fattori determinanti il ricovero: tra il 40 e il 45% degli intervistati non aveva figli. Inoltre, il 35% era di stato civile celibe/nubile, contro appena l’8% della popolazione della stessa fascia di età.

LA CASA
Il Lazio è la terza regione per numero di sfratti dopo la Lombardia e l’Emilia Romagna.  A Roma, se dovessero confermarsi i dati del primo semestre, per il 2011 sarà superata ancora la quota di duemila sfratti eseguiti e la capitale andrebbe a confermarsi, per la terza volta consecutiva, la città italiana con il maggior numero di sfratti.
 Già da qualche anno si è cominciato ad assistere, infatti, a un considerevole aumento degli sfratti eseguiti nei comuni della provincia. Quasi la metà degli sfratti abbia alla base problemi legati alla crisi occupazionale. Secondo i dati della ricerca, infatti, nel 24% degli sfratti il percettore ha perso il posto di lavoro e nel 21% si trova a essere in cassa integrazione.
Ultimamente anche le amministrazioni locali assumono talvolta il concetto di “morosità incolpevole”.
Nonostante la crisi economica, secondo recenti studi di settore, negli ultimi sei mesi c’è stato a Roma addirittura un rialzo degli affitti dell’1,7%, con crescite maggiori rilevate nel centro storico, dove gli affitti salgono del 7,2%.

DISABILI
La spesa pubblica italiana per la disabilità è solo dell’1,6 del Pil, il 31% inferiore alla media dell’Europa a 15 (dati Eurostat 2011).
Per ottimizzare le risorse il primo passo è integrare. È la vera priorità. Secondo l’ISFOL,invece, gli inserimenti lavorativi di disabili in Italia da 31.535 del 2007 sono scesi a 20.830 nel 2009: meno 34%. Si è perduto un inserimento lavorativo su tre in appena tre anni, (ISFOL 2010).
E’ opportuno perseguire con forza un’azione di verifica dell’ottemperanza delle imprese, in primo luogo pubbliche, all’obbligo di assunzione dei disabili (D.L. 68/99). Sarebbe sicuramente un grande gesto di civiltà, anche come “contraltare” alla campagna di verifica delle false invalidità. Inoltre va sostenuto il mondo dei molti privati che assumono.
DISAGIO PSICHICO
In Italia, in media, gli adulti che soffrono per un disturbo psichico importante sono circa l’8%. Nel Lazio la percentuale è leggermente superiore: si può stimare che lo scorso anno i malati siano stati poco più di 400.000. Il Servizio Sanitario Nazionale è il principale interlocutore delle persone che affrontano un disagio psichico rilevante. Nel Lazio la situazione presenta molti coni d’ombra. Ci sono pochi posti letto nei reparti ospedalieri psichiatrici (SPDC). La qualità “alberghiera” delle strutture, inoltre, è insufficiente. Così, i malati finiscono per ricorrere al ricovero nelle case di cura private accreditate. Le cliniche, in generale, non possono rispondere alle crisi acute e spesso svolgono un compito di supplenza delle strutture territoriali (DSM/CSM). Il loro costo è elevato. Si stima una spesa totale compresa tra i 28 e i 35 milioni di euro all’anno per assistere poco più di 6.000 pazienti. È una cifra elevata e una spesa non sempre utile, che si potrebbe ridurre se fosse implementato un modello di psichiatria pubblica più aderente allo spirito della “legge Basaglia”.

CARCERE
Il 31 marzo 2012 i detenuti presenti nelle 206 carceri italiane erano 66.695 (rispetto ad una capienza regolamentare prevista di 45.743). Nelle 14 carceri laziali erano 6.873 i presenti (a fronte di una capienza regolamentare di 4.838), cioè il 10,31% del totale nazionale.
Visto che il 31 marzo 2011 i detenuti erano in totale 67.600, oggi risultano essere 905 in meno rispetto all’anno scorso. Quanto al Lazio, il 31 marzo 2011 i detenuti erano 6.576 e pertanto le presenze nella regione hanno fatto registrare una diminuzione di 297 unità, rispetto all’anno precedente. Un accenno va fatto alla situazione romana, data la sua complessità, a partire dalle presenze. Nei 6 carceri romani si trovano 3.665 detenuti (3.297 uomini e 368 donne), cioè più della metà di tutto il Lazio.
E’ necessario potenziare le possibilità di accesso al lavoro interno ed esterno, come primo passo per il reinserimento nella società, in modo da evitare che il detenuto trascorra lunghi periodi di inattività improduttiva in cella.

lunedì 14 gennaio 2013

Il Natale de Gli Amici con i disabili in istituto


Non c'è nessuno così debole da non poter aiutare i poveri: per questo, da più di venti anni, Gli Amici, i disabili della Comunità di Sant'Egidio, per Natale organizzano feste con persone con disabilità che vivono in istituto.

Anche quest'anno la tradizione si è rinnovata il 26 dicembre a Fonte Nuova (Roma) ed il 13 gennaio all'istituto Cottolengo di Roma.



Al Nomentana Hospital vivono poco più di 20 persone con disabilità che dal 1991 sono entrate nella famiglia di Sant'Egidio. Da allora un gruppo di persone della Comunità di Sant'Egidio ha costruito un'amicizia che  negli anni è cresciuta ed ha aiutato i disabili a riallacciare i legami con famiglie ed ha coinvolto volontari e scout della parrocchia del paese.


È un legame che durante tutto l'anno è fatto di visite, uscite dall'istituto, momenti di festa e di preghiera e che per Natale ha il suo momento più bello.Il 26 dicembre è divenuto da quasi venti anni una festa che a partire dagli ospiti del “repartino” - così viene chiamato da tutti il reparto per i disabili all'interno del Nomentana Hospital – coinvolge numerose realtà del paese di Fonte Nuova tra cui alcuni ospiti della casa famiglia L'Aquilone e dell'Istituto Vill'Alba.

Quest'anno erano quasi trecento persone in una festa preparata da i disabili de Gli Amici di tutti i quartieri di Roma. Per tutti c'era un regalo: personale, come personale è l'amicizia che lega la Comunità di Sant'Egidio agli ospiti del repartino.

lunedì 7 gennaio 2013

La tombola di Sant'Egidio con gli amici senza dimora

A Roma, da sette anni, c'è una nuova tradizione: la tombola dei senza dimora. 

Il 6 gennaio, infatti, come a concludere la serie dei pranzi di Natale, che quest'anno sono stati 89 nella sola capitale, si fa un grande pranzo, offerto - anche questa è una tradizione  -  dal CRA dei dipendenti dell’Acea.
Ieri, nel salone del circolo ACEA, erano più di 250: sono le persone che la vita - e talvolta la crisi - ha lasciato sulla strada e che frequentano abitualmente la mensa o i centri di assistenza della Comunità di Sant'Egidio. 
  
L'amicizia nata per strada ha ricostruito per ciascuno di loro un tessuto familiare, che lenisce le difficoltà cercando pe rognuno ua via per ricominciare.
E come ogni famiglia si riunisce a conclusione delle feste natalizie, anche questa , nonostante le difficoltà, trova il modo di fare festa: La tombolata, inframmezzata dai  canti e dal karaoke, è stata un momento felice, accolta coem sempre da entusiasmo e allegria.

Ma non è solo un momento. La festa suggella un legame che prosegue ogni giorno, nei centri, nelle cene itineranti che Sant'Egidio distribuisce la sera nei luoghi dove vivono coloro che non hanno più casa, nell'aiuto a cercare un lavoro, nella predisposizione di posti di riparo durante i mesi invernali (la cosiddetta "emergenza freddo").                                 

Il premio "Volontario dell'Anno 2012" alla Comunità di Sant'Egidio


Trevi, nel cuore dell'Umbria. E' qui che pochi giorni prima di Natale, è stato consegnato alla Comunità di Sant'Egidio il premio "Volontario dell'Anno 2012" per l'impegno a favore degli anziani.



domenica 6 gennaio 2013

A Catanzaro si fa festa per l'Epifania con gli anziani


Per la prima volta anche a Catanzaro la Comunità di Sant'Egidio ha festeggiato il Natale insieme ai poveri in particolare con gli anziani degenti presso la Fondazione Betania. Una festa preparata con cura dai giovani della Comunità che hanno raccolto i regali fra amici e parenti. Fiori e regali sono stati offerti a tutti gli ospiti. La merenda con torte e dolci preparati in casa ha riscosso grande successo. Canti tipici della Calabria e del Natale hanno accompagnato un'appassionante tombolata... con ballo finale!
Alla fine del pomeriggio Giovanni ha detto: "Allora vi aspettiamo domani così ne facciamo un'altra di festa!" Così, con grande semplicità, è stata vinta la solitudine di tanti anziani che hanno passato da soli le feste.

giovedì 3 gennaio 2013

I poveri a Palermo: l'esperienza della Comunità di Sant'Egidio

La Comunità di Sant’Egidio, nata a Roma nel 1968, all’indomani del Concilio Vaticano II, si consolida a Palermo a partire dal 2001, ma una prima presenza si era già attestata alla fine degli anni Ottanta. In questi anni è cambiato il volto di Palermo ed è cambiata la fisionomia dei poveri con cui Sant’Egidio entra in contatto quotidianamente. I diversi servizi della Comunità sono una rete che raccoglie persone con storie, età, situazioni molto diverse e costituiscono un punto di vista privilegiato per guardare senza pregiudizi al mondo dei poveri.


I senza fissa dimora
Comunità di Sant'Egidio - Con i poveri a Palermo
Da dieci anni Sant’Egidio compie una visita settimanale ai senza fissa dimora, a cui si porta la cena e una compagnia affettuosa. A ciascuno viene consegnato un “kit” con la pasta, una bottiglietta d'acqua, del pane, la frutta e un secondo. Il pasto caldo viene preparato il pomeriggio nella cucina dell’Opera Pia S. Lucia, dove collaborano 10 -12 persone che si alternano in gruppi da 5-6. Il servizio gratuito dei volontari consente di distribuire circa 4.500 pasti ogni anno. Oltre cento persone vengono raggiunte il lunedì sera in diverse parti del territorio urbano, da operatori suddivisi in gruppi di circa  cinque persone. In questi anni abbiamo visto mutare i motivi che portano alla condizione di senza dimora, sempre più non riconducibili ad eventi eccezionali o a storie di particolare emarginazione. Al contrario, si tratta di avvenimenti che possono toccare molti: uno sfratto, una tensione familiare che non si risolve, la perdita del lavoro, una malattia possono trasformare, laddove manca il sostegno necessario, persone che fino a quel momento conducevano una vita "normale" in persone sprovviste di tutto. Per questo si possono incontrare per strada anziani che hanno subito perso la casa, adulti che dopo una separazione coniugale perdono ogni punto di riferimento e giovani senza lavoro. Tra i senza dimora merita un discorso a parte la presenza di stranieri: in genere si tratta di giovani che dormono in strada solo durante il primo periodo di immigrazione a causa della carenza delle strutture e che vivono questa esperienza con umiliazione pur accettandola come un passaggio obbligato per il futuro inserimento. A volte incontriamo persone con problemi psichici, che le strutture e i servizi sanitari non sono stati in grado di affrontare. Si tratta insomma di un mondo complesso, con cui non è sempre facile entrare in contatto, costituito da uomini e donne che, quasi mai, vivono la loro condizione come una scelta. Con il tempo il muro di diffidenza che spesso separa queste persone dagli altri è stato superato e sono stati costruiti splendidi percorsi di amicizia che, in alcuni casi, hanno aiutato ad uscire dalla propria condizione di emarginazione. Chi vive per strada può appoggiarsi anche al nostro centro docce, in cui può lavarsi, ricevere un cambio d’abiti e trascorrere qualche ora in cui parlare in un clima di amicizia, sentendosi finalmente chiamare per nome. Chiamare il povero per nome, ricordarlo, è il primo modo per  superare l’abisso che ci divide da lui e non considerarlo solo una bocca da sfamare o un corpo da curare.
Nella parabola del ricco epulone narrata da Gesù nel Vangelo di Luca (cap. 16, 19-32) Dio conosce il nome del povero Lazzaro ma non fa menzione del ricco che banchettava lautamente.

Il centro di accoglienza
Un altro luogo in cui Sant’Egidio incontra i poveri di Palermo è il Centro di accoglienza inaugurato nel gennaio del 2005, che si trova nei locali accanto alla chiesa di Sant’Agostino. Qui vengono distribuiti i prodotti forniti dal banco alimentare, ma anche quelli che vengono raccolti dai volontari nelle collette alimentari davanti ai supermercati. Circa duecentocinquanta nuclei familiari ricevono ogni mese un sostegno alimentare, con pasta, latte, olio, biscotti, pelati, lenticchie, formaggi e prodotti per i bambini. Le 252 famiglie si possono così suddividere:
•   16% stranieri extracomunitari con nucleo familiare variabile da 2 a 6 elementi;
•   38% anziani soli o con figli disoccupati e/o sposati a carico;
•   3% disabili di varia entità e tipologia;
•   43% famiglie con uno o entrambi i genitori, con reddito 0 o inferiore a 5000 euro e/o con più di tre figli.
All'interno di questa suddivisione bisogna considerare famiglie in cui sono presenti casi di malattie che richiedono cure costose e situazioni detentive di vario livello. In media si tratta di circa mille persone, che compongono un affresco di quei “nuovi poveri” che sempre più spesso trovano spazio nelle cronache: anziani soli che vivono con la pensione minima, disoccupati, cassaintegrati, lavoratori precari. Rispetto al 2011 sono aumentate le richieste di aiuto da parte di persone sole e, soprattutto, da parte  di persone considerate “insospettabili”. Si tratta di famiglie monoreddito, con uno stipendio mensile medio di € 1.200,00, composte mediamente da 5 persone, in casa in affitto, con ragazzi in età scolare, che si trovano in serie difficoltà per gli ultimi giorni del mese. Se gli indigenti a Palermo, secondo dati forniti dall’ANSA, sono cresciuti di circa il 10% nell’ultimo anno, il numero di coloro che si rivolgono al Centro di accoglienza è aumentato del 30 % negli ultimi due anni. I rapporti intrattenuti con le persone seguite hanno messo in luce altre esigenze a cui la Comunità di Sant'Egidio ha cercato di rispondere, proponendo nuovi servizi dedicati agli anziani, alle donne e ai bambini, che hanno bisogno di un sostegno scolastico e di stimoli diversi da quelli ricevuti dall’ambiente in cui vivono la loro quotidianità. Questi ultimi, in particolar modo, sono stati inseriti nella “Scuola della Pace”, un'attività di supporto didattico ed educazione alla pace che la Comunità svolge al Capo dal 1989.
Il Pranzo di Natale
Palermo pranzo di Natale Comunità di Sant'Egidio
Un altro indicatore importante è il numero di coloro che vogliono di venire ai pranzi di Natale che la Comunità organizza tradizionalmente il 25 dicembre. Sono circa quattrocento coloro che hanno chiesto di passare con noi questo giorno. Tanti nuovi poveri che abbiamo incontrato nell’ultimo anno e che non hanno nessuno con cui trascorrere una giornata di festa. È il riflesso di una crisi che sta lacerando il tradizionale sostegno offerto dalle famiglie agli individui in difficoltà.
Ma ad essere entrato in  crisi è anche il modello di una società basato sul culto dell’autosufficienza. Scopriamo che in un tempo difficile c’è bisogno di più solidarietà.
C’è bisogno di un noi capace di accogliere tanti.
                                                                              Vincenzo Ceruso e Consuelo Lupo