sabato 19 novembre 2016

Ecco un motivo per festeggiare la Giornata per i diritti dell'infanzia

Il pensiero va alla Giornata per i diritti dell’infanzia del 2009: il giorno prima (19 novembre), 350 persone rom romene erano state sgomberate dalla baraccopoli di via Rubattino a Milano. Tra loro decine e decine di bambini, 36 dei quali frequentavano le scuole del quartiere. Uno sgombero duro, contro il quale si mosse un'alleanza di famiglie, insegnanti, cittadini. 

Da quel tragico giorno, con la forza della solidarietà, è nata una straordinaria storia di amicizie che hanno messo radici sempre più profonde. Non era solo la Comunità di Sant'Egidio a camminare a fianco degli amici rom, ma tante persone, diverse tra loro, unite dallo stesso desiderio di giustizia e di condivisione. Scuola, casa, salute e lavoro sono stati i traguardi raggiunti da una sessantina di famiglie.

Anamaria, Cristina, Georgel, Iosif, Petru, Florina, Roberta e tanti altri bambini allora impauriti che passavano da uno sgombero all’altro, da una scuola all’altra, oggi sono studenti delle superiori. Un percorso difficile in cui i loro diritti di bambini sono stati tutelati con forza e impegno. Le loro storie rendono concreta la Giornata per i diritti dell’infanzia. Oggi li possiamo vedere impegnati negli studi, lontanissimi ormai da un destino di miseria, e li incontriamo anche nei luoghi del servizio o impegnati in attività sportive.

Una di loro, Anamaria, ha compiuto 15 anni nei giorni scorsi, e il regalo per lei è stato un tablet necessario per gli studi, che le abbiamo portato alla festa di compleanno nella bella casa, dove vive con la famiglia. Georgel e Florina invece hanno voluto essere fotografati nella cucina di casa con l’abbigliamento immacolato della scuola per cuochi che frequentano. Alex, studente al terzo anno di un istituto per grafici, si è recato più volte a fare servizio al Memoriale della Shoah dove Sant'Egidio accoglie i profughiDice: “Vengo qui perché incontro ragazzi della mia età che non hanno avuto la fortuna che ho avuto io, so cosa significa non avere una casa e non poter andare a scuola. Cerco di aiutarli a non sentirsi soli”. Cristina invece gioca in una squadra di pallavolo e non perde un allenamento. Alina preferisce andare a spasso con le amiche italiane, guadagnandosi i suoi spazi di adolescente in opposizione ai genitori, che la povertà ha costretto a passare da bambini a adulti e faticano a fare fronte a un’età sconosciuta per la loro generazione.


I loro fratelli più piccoli sono all’asilo nido, alla scuola materna, elementare e media. Più di 150 bambini che possono vivere un presente positivo immaginare il loro futuro, da Elisabetta che sogna di guidare gli autobus, a Fabrizio che si immagina calciatore.


Proprio il 19 novembre 2016, a sette anni di distanza da quel brutto sgombero, molti rom e italiani, tutti milanesi, si sono ritrovati insieme per festeggiare il battesimo di Alessia Stefania: è l'ultima dei tanti bambini che in questi anni si sono aggiunti alla famiglia dei "rom di Sant'Egidio".

di Stefano Pasta

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