mercoledì 19 ottobre 2016

Una famiglia di profughi siriani "adottata" a Bari: un modello di integrazione

Un "modello adottivo". Così Daniela Pompei, responsabile dei servizi ai migranti della Comunità di Sant'Egidio,  ha definito il sistema italiano di integrazione in un panel dell'incontro "Sete di Pace" ad Assisi.
Sono passati quattro mesi dall'arrivo in Italia degli ultimi rifugiati siriani con i corridoi umanitari. E se si scorrono le foto dell'album della famiglia Mahajna, arrivata a Bari lo scorso 16 giugno, proprio di adozione bisogna parlare. Ahmed e Fatima, di origini palestinesi, vivevano coi quattro figli in un sobborgo di Damasco, teatro di scontri, attentati e rapimenti. Di qui la decisione di fuggire in Libano dove tiravano avanti con fatica: niente scuola per i bambini, un lavoro saltuario da imbianchino per il papà. Poi l'incontro con gli operatori di Sant'Egidio e delle Chiese protestanti italiane, che hanno proposto loro la possibilità di venire in Italia in modo sicuro e legale: il corridoio umanitario.
Ora la famiglia è ospitata in un appartamento messo a disposizione dalla parrocchia del Preziosissimo Sangue in San Rocco, nel centralissimo rione Libertà, ed è aiutata da una generosa rete di sostenitori: tra visite di amici e feste di compleanno, la famiglia siriana non ha avuto difficoltà ad ambientarsi. 
Alle spalle la guerra e la miseria dei campi profughi, tutti si sono concentrati nell'apprendimento della lingua italiana: anche a luglio e ad agosto, non sono mancate le lezioni, possibili grazie alla disponibilità di numerosi volontari. 

Ma la presenza della famiglia siriana tra i vicoli di Bari ha scatenato una vera e propria gara di solidarietà: tanti si sono offerti di aiutare, contribuendo a far sentire a casa propria quella famiglia fuggita dall'orrore della guerra in Siria. 
Anche i bambini della Scuola della Pace hanno adottato Khaled e i suoi tre fratellini. Prima ancora che arrivassero in Italia, il piccolo Denny ha voluto dedicare ai suoi nuovi amici siriani un disegno coloratissimo: coi corridoi umanitari in Italia si arriva volando!



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