giovedì 5 maggio 2016

Mimmo, il miracolo dell'amicizia

Buon viaggio, Mimmo caro, e buon rientro alla casa del Signore.
Nel tuo volo leggero con gli angeli le nostre mani ti terranno legato a noi per sempre. A noi che ti abbiamo voluto bene veramente.
Sei tutto nostro, nel ricordo di un amore che non può morire. Sei nostro nel profumo della nostra amicizia che rimarrà nell'aria.
Un’amicizia che non ha mai chiesto niente eppure ha avuto tutto. Un’amicizia intessuta nelle trame di vite diverse eppure, alla fine, così vicine. Un’amicizia nutrita dalle chiacchierate serali davanti a quel camper conquistato dopo tante fatiche. Un’amicizia di pranzi e cene e abbuffate sempre oltre i limiti di ciò che ti volevamo consentire. Un’amicizia di giri pazzi tra un ospedale e un CAF per la pensione. Un’amicizia colorata dai sorrisi dei giovani a cui hai fatto gioire il cuore.
Con le tue storie rocambolesche, i racconti di gioventù, le imprecazioni sonore…
Un’amicizia che ha vinto le ansie e il terrore per lo sventato sgombero delle roulotte.
Un’amicizia che ha visto i tuoi guai e le preoccupazioni per la tua salute.
Un’amicizia che non ha sentito il freddo delle sere umide d’inverno o l’afa di quelle torride d’estate, sempre lì davanti o dentro al camper in cui amavamo condividere con te l’intimità di quella che tu chiamavi casa.
Un’amicizia che ha regalato euforia e senso di protezione a entrambe le parti.
Un’amicizia che ci ha portati e tenuti in ospedale da te e con te questi ultimi giorni, fino alla fine della tua travagliata e meravigliosa esistenza.
Un’amicizia che ci ha fatto sentire stritolato il cuore alla notizia della tua dipartita.
Gli occhi adesso sono gremiti di lacrime che sanno di sofferenza e di immensa dolcezza. La dolcezza della tua immagine sorridente e di quell'espressione beffarda che non se ne va dalla mente. La dolcezza dei tuoi sguardi da nonno affettuoso. La dolcezza di tutto quello che ci siamo detti e di tutto quello che non abbiamo fatto in tempo a confessarti. La dolcezza dei nostri abbracci. La dolcezza di quello che abbiamo creato, negli anni, insieme.
Grazie alla Comunità che ci ha permesso di incontrare una persona come te e grazie a te, Mimmo, di cuore.

Siamo stati con Mimmo, con Gilda, con la sua famiglia ritrovata che ha capito che l'affetto e l'amore sanno riconciliare e farci voler bene. 
Mimmo stava male; il cuore non funzionava più ma ha voluto lottare per la voglia di vivere.
A Mimmo serviva un miracolo per guarire.
Lo abbiamo chiesto quel miracolo, fino all'ultimo, affidandoci sempre al Signore e pregando insieme, uniti, vicini.
Il miracolo non lo ha guarito dalla sua malattia ed è salito al cielo.
Ma leggendo le memorie di chi lo ha conosciuto o anche solo incontrato, guardando le foto dei momenti insieme, appare evidente che il miracolo c'è stato eccome nella sua vita. 
E anche nella vita di noi che lo abbiamo conosciuto e gli volevamo bene. E' il miracolo che lega fraternamente due realtà. Quello di chi ha ricevuto tanto dalla vita e chi molto poco, quello dei giovani e dei poveri senza dimora. Due realtà del mondo che si incontrano, insieme allo stesso tavolo imbandito a festa, o il giovedì sera per fare quattro chiacchiere, ridere e scherzare davanti a un camper o una dimora di fortuna. Il miracolo dell'amicizia che va oltre la durezza della vita e oltre la morte, che per anni ha unito e continuerà ad unire queste due realtà in in una sola, preziosissima e bellissima. Una realtà che dà un volto migliore al mondo. Grazie Mimmo, per questo miracolo.

Sto pregando tanto per Mimmo e per voi, non sai quanto vi sono vicina! Dobbiamo salutare Mimmo col sorriso, perché lui amava la Comunità, amava ciascuno di noi, ci faceva sorridere con le sue storie perché eravamo in cima alla sua lista per condividere la sua vita, noi aiutavamo lui perché lui aiutava la nostra vita col suo panzone e il suo buonumore, ed anche col suo broncio e le sue lamentele, ed era uno dei nostri migliori amici. Per me è stato un onore e un privilegio! 

Maria Laura Perrone - Matteo Cavicchioli - Elena Triolo.
Foto di Marco Provvisionato e Matteo Natalucci

2 commenti:

  1. La storia di Mimmo, che ho avuto la fortuna di conoscere, è quella di chi non teme di farsi vedere per le sue debolezze; è la storia di tante persone che vivono per strada e che non aspettano altro che una mano protesa verso di loro. È la storia che accomuna noi tutti, del bisogno di amore e di qualcuno che ci ascolti.È la storia di chi non può vivere senza la sua cagnolina e se la porta pure in chiesa. Mimmo, riposa in pace.

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  2. Volevo veramente bene a Mimmo. Per me lui era diventata una certezza negli anni, un punto fisso. Era talmente tanto evidente per me che lui c'era, che spesso l'ho dato anche per scontato! Nella mia testa Mimmo non sarebbe morto mai fintanto che c'eravamo noi al giro. La dimostrazione di questo è che ho creduto fino alla fine che l'operazione a cui andava incontro non era Poi così grave e che si sarebbe salvato come sempre... tuttora fatico a metabolizzare il fatto che invece lui non c'è più.
    Continuo a sentire nella testa la sua voce e il modo in cui mi chiamava e i nostri continui scherzi...
    Il martedì prima che lo operassero l'avevo chiamato per avvertirlo che il giorno dopo sarei passata a trovarlo. Mi raccontava di tutte le sue disavventure in ospedale, allora gli ho detto "ma quanto sei bello Mimmí!", lui m'ha risposto "eh 'o so Manuè, c'ho 'n core come na capanna io!"
    Questa è stata una delle ultime frasi che gli ho sentito pronunciare, ed è probabilmente quella che rappresenta al meglio lui, la sua vita e, ironicamente, anche la sua malattia.
    È stato un vero piacere e un privilegio conoscere Mimmo, aveva davvero un cuore grande come una capanna!❤️

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