martedì 23 febbraio 2016

Pennelli, rulli e spugne... a Tor Bella Monaca


Pennelli, rulli, spugne... colori, amicizia e fantasia. Ecco gli ingredienti che hanno messo insieme gli alunni della scuola elementare dell'Istituto Comprensivo Via Acquaroni, a Tor Bella Monaca, e le persone con disabilità del Laboratorio Museo di Arte Sperimentale della Comunità di Sant'Egidio. Giovedì 18 febbraio, alla scuola di Tor Bella Monaca i maestri sono stati gli Amici per il primo incontro del laboratorio d'arte ed educazione alla pace, che permetterà ai bambini di partecipare al concorso artistico "Una città per tutti nell'Anno della Misericordia".


Dopo aver seguito con grande attenzione i consigli di Bruna e Anna Maria, i bambini si sono subito cimentati nella pittura, lasciandosi guidare dalle mani esperte delle due artiste. Tanto che alla fine del pomeriggio, era già stata realizzata la prima opera su tela, intitolata: "Un seme piccolo produce un albero grande dove trovano riparo tanti".


Tra lo stupore dei genitori e la gioia dei bambini, giovedì è tornata la speranza a Tor Bella Monaca. "La tentazione è chiudersi, non uscire, qui c'è troppa violenza", ha commentato una mamma, "ma oggi si vede che è caduto un muro".





mercoledì 17 febbraio 2016

In Argentina, un calcio all'emarginazione


Durante la visita in Argentina, Matteo Renzi ha incontrato alcuni calciatori in erba alla Bombonera di Buenos Aires. Non è uno stadio qualunque: è quello del Boca Juniors, la storica squadra di Maradona. Da alcuni mesi grazie a un progetto della Onlus italiana Sport senza Frontiere e al contributo della Comunità di Sant'Egidio, presente nel quartiere della Boca dal 1987, un centinaio di bambini e ragazzi delle periferie di Buenos Aires possono svolgere attività sportiva. Insomma danno calci all'emarginazione, al disagio sociale e alla violenza giovanile.


lunedì 15 febbraio 2016

Tra Roma e Mosca la via dell'unità passa per la carità

L’incontro a L'Avana tra papa Francesco e il patriarca Kirill merita davvero la definizione di "storico". Con un abbraccio fraterno, un lungo colloquio e una dichiarazione comune che guarda al futuro, Francesco e Kirill si incamminano con decisione sulla via dell'unità. E' un cammino che tanti cattolici e ortodossi intendono percorrere, uniti dall'amore per i poveri. La carità infatti aiuta a superare incomprensioni e diffidenze reciproche, permettendo di trovare un terreno comune di collaborazione, sia con iniziative concrete di solidarietà sia a livello culturale. Quando si aiutano i poveri, non conta l'appartenenza confessionale. Ed emerge invece il patrimonio comune di fedeltà al Vangelo. Lo si vede, per esempio, nel pranzo di Natale con i senza dimora che la Comunità di Sant'Egidio di Mosca organizza ogni anno e che vede lavorare, fianco a fianco, volontari ortodossi e cattolici. Sono tante poi le iniziative che fanno crescere l'ecumenismo della carità. Sempre a Mosca, cinque anni fa, grazie alla sinergia tra Sant'Egidio, presente in Russia dagli anni '90, e l'Università ortodossa di San Tychon, ha aperto una facoltà di servizio sociale. La professoressa Irina Soloveva, testimone di questa collaborazione ecumenica, afferma: "L'esperienza dei cattolici ci ha svegliato e ispirato, perché nella nostra società la carità va insegnata".

mercoledì 10 febbraio 2016

Non è Sanremo... è Solidarietà!

Santino Cardamone è entrato nelle orecchie e nel cuore di tanti giovani con le sue ballate dal sound raffinato e accattivante. 
Il cantautore folk di Petilia Policastro, bolognese di adozione, è stato tra i protagonisti delle audizioni di X Factor 2015. Ma non dimentica le sue origini. Per questo, sabato 13 febbraio, mentre tanti giovani calabresi sono a Roma per incontrare la Comunità di Sant'Egidio, si esibirà in un concerto acustico presso il Caffè Letterario.  
Gli incassi dell'evento sosterranno le attività solidali degli Universitari di Sant'Egidio.

lunedì 1 febbraio 2016

"Ci tengo tanto alla scuola!" Un bambino rom racconta


1° febbraio... giorno di pagelle. Per questo oggi parliamo di scuola e di chi a scuola fa di tutto per andare. Anzi ci tiene tanto. Si chiama Antonio, ha 12 anni ed è un bambino rom. Con la sua famiglia è arrivato a Roma otto anni fa da Călărași, nel sud-est della Romania; lì i rom rappresentano circa il 20% della popolazione e il "romanes" è riconosciuto come lingua ufficiale insieme al romeno.
Due anni fa, sua mamma Violeta ha conosciuto la Comunità di Sant'Egidio, che ha offerto una borsa di studio ad Antonio per aiutarlo ad andare a scuola. Grazie al programma "Diritto alla scuola, diritto al futuro", avviato da Sant'Egidio nel 2008 a Roma, Napoli e Milano, centinaia di bambini e ragazzi rom hanno ricevuto borse di studio per sostenere la loro frequenza scolastica: all'inizio, solo nella scuola primaria, adesso anche nella secondaria di primo e secondo grado. Con l'aumento della frequenza in classe, sono cresciuti pure il profitto e l'integrazione. La scuola infatti rappresenta la principale occasione di contatto dei bambini rom coi loro coetanei; a scuola si superano pregiudizi e chiusure, e si costruisce un futuro insieme. 
Ma torniamo ad Antonio. La mamma non gli fa mancare nulla: i quaderni, le penne, le scarpe da ginnastica, e poi i soldi per le gite, per le visite di istruzione. Antonio sa quanti sacrifici fanno i suoi genitori. Anche per questo in classe si dà molto da fare e ottiene ottimi risultati. In un tema sulla scuola (qui di fianco), Antonio ha scritto: "Da quando ero piccolo la mia passione era scrivere e studiare. Ci tengo tanto alla scuola, non ho le parole con cui esprimermi per quanto sia meravigliosa la scuola e per quanto sia importante". 

L'anno scorso Antonio ha finito la scuola primaria. E le sue maestre erano fiere di presentarlo ai professori delle medie, oltre che come un bambino serio ed educato, con una pagella brillante: 8 in italiano e matematica, 10 in arte, 7 in storia. Violeta pure ne era orgogliosa, anche perché a scuola non è riuscita ad andare a lungo. Quando aveva otto anni, ebbe una reazione allergica dopo una vaccinazione e smise di frequentare la scuola. Per questo sa a stento leggere e scrivere. Ma sogna un futuro diverso per Antonio: "Voglio dire cose che non riesco a dire. Mio figlio riesce a dirle e sa cose che non so. E di questo sono fiera”.