martedì 8 luglio 2014

La catena della solidarietà spiegata da Georgel, 11 anni, "rom di Sant'Egidio"


In vacanza con la Comunità di Sant'Egidio di Milano, insieme ad altri bambini, senza distinzione di etnie, religioni o provenienza sociale, Georgel, piccolo rom milanese, ha scritto questa lettera. Con le sue parole semplici e vere, ci ricorda l'ammonizione di papa Francesco a Santa Maria in Trastevere il 15 giugno scorso: "Un popolo che non custodisce i suoi anziani, che non si prende cura dei suoi giovani, è un popolo senza futuro, un popolo senza speranza".
Ma George la speranza l'ha trovata e la comunica agli altri: agli anziani ma anche a noi! 
 
"I rom non sono affatto persone che insultano, prendono in giro gli altri bambini italiani, ma siamo il contrario. Noi possiamo essere degli amici che non vorresti andassero mai via da te.
Noi rom della Comunità di Sant’Egidio pensiamo che è bello aiutare gli altri e non pensare solo a se stessi. Noi andiamo a trovare gli anziani soli e facciamo dei giochi con loro negli ospizi a Milano e in montagna, quando l’estate andiamo in vacanza. Nel mese di dicembre, facciamo una grande festa che chiamata Rigiocattolo, che serve a non buttare via i giochi usati e venderli per aiutare i bambini malati di Aids in Africa.
È come una catena: noi rom siamo stati aiutati da altre persone della Comunità di Sant’Egidio a andare a scuola, conoscere il mondo, a vivere in casa e non per strada. Adesso anche noi possiamo aiutare altri.
La mia famiglia viveva nel campo rom di via Rubattino a Milano, in una baracca. C’era poco spazio ed era tutto umido, come vivere sotto la pioggia. Usavamo le candele perché non c’era elettricità, non potevamo vedere Dragon Ball e le partite dei Mondiali.
Adesso viviamo in una casa e stiamo aiutando la signora Anna, che è italiana e sta per compiere 83 anni. La tragedia di questa signora è che ha perso tutta la sua famiglia. Noi l’avevamo conosciuta perché era la nostra vicina della prima casa, abitava sotto di noi e ogni sera veniva a guardare le telenovele con noi: così è diventata una specie di nonna.
Quando è morto suo figlio, ha perso la casa perché non aveva pagato l’affitto. Noi allora abbiamo deciso di non lasciarla sola. L’abbiamo invitata in casa nostra e le abbiamo offerto un letto in cui dormire. Vive con noi da 4 mesi e speriamo che tra poco avrà una casa. A volte è un po’ difficile aiutare la signora Anna, ma poi ci siamo abituati a lei, e lei a noi, e infatti lei a volte ci fa dei regali per dire che siamo come i suoi nipoti.
Domenica siamo andati a Messa mentre eravamo in vacanza e 5 di noi hanno fatto delle preghiere per la pace, per chi vive nelle baracche, chi è malato, chi vive in Africa e non ha i soldi per comprare le medicine, per gli anziani. Noi 5 bambini che abbiamo fatto le preghiere siamo rom e pensiamo sia bello che i rom preghino per gli altri"


Georgel, 11 anni, rom romeno

Scritto durante la vacanza dei bambini delle Scuole della Pace di Milano a Borno (Bs), 28 giugno-5 luglio 2014.      

1 commento:

  1. come spiegare meglio che "a S. Egidio si confonde chi aiuta e chi è aiutato"? Grazie, Georgel!

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