venerdì 31 gennaio 2014

Adottare i poveri... qualcuno lo fa


Pubblichiamo una notizia de La Stampa di qualche giorno fa: una parrocchia di san Donà del Piave ha avviato un'iniziativa che, come Amici dei poveri, ci sentiamo di segnalare. La rete si allarga.....

In una giornata di pioggia: come vive chi non ha una casa?

Cosa è successo stanotte a tutti quelli che non hanno una casa, che dormono in strada, in ripari di fortuna, spesso di cartone? oppure vicino al letto di un fiume? Più di 4000 a Roma...
Stanotte, mentre pioveva, pioveva, non si poteva non pensare a loro.

Fermiamoci qualche minuto ad ascoltare la voce di chi non ha una casa, un indirizzo - a volte nemeno un nome, per i più. Alcuni ce l'hanno fatta, grazie ad un amico, una mano porta al momento giusto, una rete di protezione.

Ascoltiamo le loro voci e le loro storie.

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lunedì 27 gennaio 2014

Il linguaggio dell'arte dei disabili per un nuovo approccio all'età anziana

In questo periodo vi è un grande fermento presso i Laboratori d’Arte Sperimentale del Movimento “Gli Amici” della Comunità di Sant’Egidio.

Tavole rotonde, confronti e dibattiti stanno accompagnando l’attività di questi giorni di tutti i laboratori d’arte di Roma, Napoli, Firenze e Genova. Tutti concentrati verso un unico obiettivo: definire il più possibile il tema della prossima mostra!

Il tema cardine su cui ruotano tutti gli incontri per la prossima biennale artistica è “Gli Anziani”!

Ma perché gli anziani? La domanda potrebbe sembrare lecita. In fondo cosa vi è d’artistico in qualcosa che la società considera “vecchio”?

La verità è che ogni movimento artistico è anche un grande movimento culturale.

Infatti l’anziano ormai è stato decontestualizzato dalla società consumista, che vedendo il valore individuale in base alla sua produttività, l’ha espulso dalla storia.

Per questo i disabili del movimento degli Amici hanno deciso di dedicare i prossimi due anni artistici proprio agli anziani, per aiutare ad attuare una grande rivoluzione sociale. Come è stato per la donna e i bambini, così l’anziano ha bisogno di recuperare il suo giusto valore nella società moderna.

Così i disabili, attraverso l’arte, vogliono dimostrare come l’anziano sia tutt’altro che inutile. Titoli come “il cammino delle generazioni”, “gli anziani e la guerra”, “il lavoro antico degli anziani”, dimostrano come gli anziani hanno ancora molto da dire e da dare a questo società incancrenita dal consumismo.

Giorni importanti, quindi, in cui il movimento “Gli Amici” sta gettando le basi per una nuova e bellissima rivoluzione culturale e sociale.

Diego Romeo

sabato 25 gennaio 2014

Immigrazione. Che non vinca la discordia.

Come in una tragedia classica i personaggi della questione immigrati sono coinvolti in fatti che li sovrastano: le guerre e la povertà da cui si fugge, la crisi economica italiana, nata in un paese non governato – ingovernabile, lo smantellamento dello stato sociale.

In autobus qualche giorno fa sale un’anziana signora con disturbi del comportamento che inizia ad insultare gli immigrati. La furia provoca reazioni di sdegno, silenzi che sembrano complici di quell’aggressività, reazioni delle vittime degli insulti scomposte o dignitose, alcuni immigrati, la gran parte dei passeggeri, tentano una via comprensiva e gentile. Niente da fare la signora è furente, continua ad insultare con espressioni molto pesanti. Una delle sue vittime, una signora bruna vestita con un bel sari rosso e verde, dopo una breve reazione si mette a piangere. L’autobus si ferma e intervengono le forze dell’ordine: sei centauri dell’arma dei Carabinieri. L’imponente spiegamento di forze sorprende l’anziana signora che finalmente scende dall’autobus e si calma. Verrà ricoverata con un TSO in un reparto psichiatrico dell’ospedale più vicino. Il coro della nostra tragedia, composto dai passanti che osservano la scena dirà: “Unica vittoriosa è la crudele dea Discordia: gli immigrati saranno spinti al disprezzo per un paese dove non trovano spazio, noi, triste popolo, saremo spinti ad odiare le nostre leggi migliori (la legge Basaglia che ha chiuso i manicomi), la povera donna carica di anni e di follia sarà rinchiusa e quando uscirà nulla sarà cambiato.”

Io non posso che invocare le tre Horai, figlie di Zeus e di Temi, Dike (Giustizia), Irene (Pace) ed Eunomia (Buon Governo) aiutate da Mercurio, dio dell’intelligenza e della rapidità, perché, avendo studiato la storia so i frutti amari che porta la Discordia.

Luca Giordano

sabato 18 gennaio 2014

Storie dal carcere: Poggioreale l’inferno dimenticato

Da un articolo su Il Mattino del 16 gennaio 2014
La drammaticità della condizione delle carcere italiane ha suscitato nel Paese dibattiti e autorevoli prese di posizione, come quelle del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e di papa Francesco.

La vicenda di Vincenzo Di Sarno, affetto da tumore e rinchiuso nel carcere di Poggioreale, che ha sollecitato il capo dello Stato a concedergli l’eutanasia, ha provocato l’immediato intervento di Napolitano che ha chiesto di “attivare anche, dinanzi alla magistratura disorveglianza, la richiesta di sospensione dell'esecuzione della pena carceraria a causa delle condizioni di salute”.

E anche la morte di Federico Perna, mesi fa a Poggioreale, su cui è tuttora aperta una inchiesta da parte della magistratura, lascia presumere che niente sarà più come prima. “Dobbiamo aiutarci, stiamo cambiando tutti” spiega un ispettore dell’istituto intitolato a Giuseppe Salvia, davanti a tensioni e preoccupazioni che investono gli operatori penitenziari.

Sono 61.869 i detenuti censiti nei nostri penitenziari. E davanti a noi c’è lo spettro della scadenza del maggio prossimo imposta dalla Corte europea che condannerebbe l’Italia a pagare una salata multa pecuniaria e un grande tributo politico nel caso in cui non si riduca il sovraffollamento.

Sappiamo che parlare di salute nelle carceri è un fatto alquanto complesso. Il detenuto Di Sarno è solo la punta dell’iceberg. C’è tanta gente gravemente malata: dializzati, persone con patologie tumorali avanzate, trapiantati, malati di Aids. In questo contesto bisogna fare i conti anche con le esigenze di sicurezza della nostra società, anche se talvolta fatti eclatanti e certamente gravi come quelli avvenuti recentemente, dove detenuti in permesso premio hanno commesso odiosi reati, sembrano condizionare in modo irrimediabile l’opinione pubblica. Anche qui la realtà è più complessa e bisogna distinguere le responsabilità personali e non fare di tutta l’erba un fascio. La concessione di misure alternative resta una delle soluzioni più praticabili e che statisticamente produce meno recidiva. uesto dato di fatto non QQqqq Magistratura, medici e operatori penitenziari devono cooperare e parlare un linguaggio comune. Non è più tempo per fare a scaricabarile.

In questo quadro articolato spiccano alcune evidenti criticità. Se i medici di assistenza primaria cambiano di frequente (come avviene per esempio nelle carceri napoletane) è difficile praticare la presa in carico e la continuità terapeutica dei detenuti, con l’effetto che cambiando continuamente riferimento sanitario ci si sente insicuri e si richiedono più spesso le visite mediche. D’altra parte i medici, non conoscendo la realtà penitenziaria e i loro pazienti sono orientati a praticare la cosiddetta “medicina difensiva”, per cui per evitare qualsiasi responsabilità, richiedono ulteriori accertamenti e visite specialistiche, tanto spesso esterne al carcere. L’effetto è quello di un aggravio di costi per tutta la collettività e di una mancanza di un rapporto fiduciario e di conoscenza tra detenuto e medico.

In aggiunta a tutto questo, l’ambiente carcerario fa emergere o fa nascere disturbi di natura psichiatrica. Lo vediamo dai tanti ingressi in Opg di persone che provengono dai penitenziari . La galera invece di rieducare, produce malattia mentale. In molti istituti il numero di educatori e di psichiatri è del tutto insufficiente e andrebbe significativamente incrementato. Infine, succede che la magistratura di sorveglianza non riesce ad espletare tutte le richieste che provengono dai carcerati. La mole di lavoro è aumentata anche per le norme previste dall’ultima legge “svuotacarceri”, mentre gli organici sono sempre gli stessi.

Stiamo iniziando a cambiare, dicono gli operatori penitenziari. Forse più per necessità che per convinzione. Allo stesso modo la politica e l’opinione pubblica dovrebbero farsi interrogare dalle parole di papa Francesco scritte nel messaggio della giornata mondiale per la pace: “Viene anche da pensare alle condizioni inumane di tante carceri, dove il detenuto è spesso ridotto in uno stato sub-umano e viene violato nella sua dignità di uomo, soffocato anche in ogni volontà ed espressione di riscatto”. Speriamo che questo appello venga ascoltato e che non debba passare altro tempo e altra sofferenza.

Antonio Mattone

venerdì 10 gennaio 2014

Una maestra di Rubattino: i miei incontri nelle baraccopoli di Milano

Cara Unità,  
Maria ha 10 anni. Vado a prenderla nella baraccopoli in cui vive; andiamo a un`iniziativa a sostegno di un grande progetto della comunità di Sant` Egidio per i bambini africani. Nel tragitto le parlo di questi bambini e di ciò che manca loro.
Maria mi chiede: «Ma non hanno la casa? Nemmeno una baracca?» e di getto continua «Ma allora perché non vengono nella mia baracchina?». Cara Maria, i pochi metri in cui vivi con la mamma, il papà e i tuoi fratellini, senza acqua né luce, sono il luogo più bello del mondo, perché lì, nella povertà e nel freddo, c`è Gesù insieme a voi, ce l`hanno portato le tue parole.

Camelia, invece, mi corre incontro con i suoi bambini appena vede spuntare la mia macchina. Ho portato alcuni sacchetti di cose utili, loro mi portano un sorriso aperto e sereno nonostante tutto. È sempre così quando vengo qui: un caffè bevuto insieme in una baracca cresciuta insieme ad altre cento ai margini della città, i bambini che mi mostrano i quaderni e mi chiedono di aiutarli a finire i compiti, il racconto dei problemi di ogni giorno, ma soprattutto tanto affetto e amicizia. Non hanno nulla, e mi regalano tutto. A questi poveri il nostro grazie per l`amicizia e la fiducia che ci donano. E l`impegno di tanti volontari per i progetti di scuola, lavoro e casa per le famiglie delle baraccopoli continua. Ciascuno lo può sostenere scrivendo a santegidio.rubattino@gmcdcom

Flaviana Robbiati
LE MAMME E MAESTRE DI RUBATTINO