giovedì 3 gennaio 2013

I poveri a Palermo: l'esperienza della Comunità di Sant'Egidio

La Comunità di Sant’Egidio, nata a Roma nel 1968, all’indomani del Concilio Vaticano II, si consolida a Palermo a partire dal 2001, ma una prima presenza si era già attestata alla fine degli anni Ottanta. In questi anni è cambiato il volto di Palermo ed è cambiata la fisionomia dei poveri con cui Sant’Egidio entra in contatto quotidianamente. I diversi servizi della Comunità sono una rete che raccoglie persone con storie, età, situazioni molto diverse e costituiscono un punto di vista privilegiato per guardare senza pregiudizi al mondo dei poveri.


I senza fissa dimora
Comunità di Sant'Egidio - Con i poveri a Palermo
Da dieci anni Sant’Egidio compie una visita settimanale ai senza fissa dimora, a cui si porta la cena e una compagnia affettuosa. A ciascuno viene consegnato un “kit” con la pasta, una bottiglietta d'acqua, del pane, la frutta e un secondo. Il pasto caldo viene preparato il pomeriggio nella cucina dell’Opera Pia S. Lucia, dove collaborano 10 -12 persone che si alternano in gruppi da 5-6. Il servizio gratuito dei volontari consente di distribuire circa 4.500 pasti ogni anno. Oltre cento persone vengono raggiunte il lunedì sera in diverse parti del territorio urbano, da operatori suddivisi in gruppi di circa  cinque persone. In questi anni abbiamo visto mutare i motivi che portano alla condizione di senza dimora, sempre più non riconducibili ad eventi eccezionali o a storie di particolare emarginazione. Al contrario, si tratta di avvenimenti che possono toccare molti: uno sfratto, una tensione familiare che non si risolve, la perdita del lavoro, una malattia possono trasformare, laddove manca il sostegno necessario, persone che fino a quel momento conducevano una vita "normale" in persone sprovviste di tutto. Per questo si possono incontrare per strada anziani che hanno subito perso la casa, adulti che dopo una separazione coniugale perdono ogni punto di riferimento e giovani senza lavoro. Tra i senza dimora merita un discorso a parte la presenza di stranieri: in genere si tratta di giovani che dormono in strada solo durante il primo periodo di immigrazione a causa della carenza delle strutture e che vivono questa esperienza con umiliazione pur accettandola come un passaggio obbligato per il futuro inserimento. A volte incontriamo persone con problemi psichici, che le strutture e i servizi sanitari non sono stati in grado di affrontare. Si tratta insomma di un mondo complesso, con cui non è sempre facile entrare in contatto, costituito da uomini e donne che, quasi mai, vivono la loro condizione come una scelta. Con il tempo il muro di diffidenza che spesso separa queste persone dagli altri è stato superato e sono stati costruiti splendidi percorsi di amicizia che, in alcuni casi, hanno aiutato ad uscire dalla propria condizione di emarginazione. Chi vive per strada può appoggiarsi anche al nostro centro docce, in cui può lavarsi, ricevere un cambio d’abiti e trascorrere qualche ora in cui parlare in un clima di amicizia, sentendosi finalmente chiamare per nome. Chiamare il povero per nome, ricordarlo, è il primo modo per  superare l’abisso che ci divide da lui e non considerarlo solo una bocca da sfamare o un corpo da curare.
Nella parabola del ricco epulone narrata da Gesù nel Vangelo di Luca (cap. 16, 19-32) Dio conosce il nome del povero Lazzaro ma non fa menzione del ricco che banchettava lautamente.

Il centro di accoglienza
Un altro luogo in cui Sant’Egidio incontra i poveri di Palermo è il Centro di accoglienza inaugurato nel gennaio del 2005, che si trova nei locali accanto alla chiesa di Sant’Agostino. Qui vengono distribuiti i prodotti forniti dal banco alimentare, ma anche quelli che vengono raccolti dai volontari nelle collette alimentari davanti ai supermercati. Circa duecentocinquanta nuclei familiari ricevono ogni mese un sostegno alimentare, con pasta, latte, olio, biscotti, pelati, lenticchie, formaggi e prodotti per i bambini. Le 252 famiglie si possono così suddividere:
•   16% stranieri extracomunitari con nucleo familiare variabile da 2 a 6 elementi;
•   38% anziani soli o con figli disoccupati e/o sposati a carico;
•   3% disabili di varia entità e tipologia;
•   43% famiglie con uno o entrambi i genitori, con reddito 0 o inferiore a 5000 euro e/o con più di tre figli.
All'interno di questa suddivisione bisogna considerare famiglie in cui sono presenti casi di malattie che richiedono cure costose e situazioni detentive di vario livello. In media si tratta di circa mille persone, che compongono un affresco di quei “nuovi poveri” che sempre più spesso trovano spazio nelle cronache: anziani soli che vivono con la pensione minima, disoccupati, cassaintegrati, lavoratori precari. Rispetto al 2011 sono aumentate le richieste di aiuto da parte di persone sole e, soprattutto, da parte  di persone considerate “insospettabili”. Si tratta di famiglie monoreddito, con uno stipendio mensile medio di € 1.200,00, composte mediamente da 5 persone, in casa in affitto, con ragazzi in età scolare, che si trovano in serie difficoltà per gli ultimi giorni del mese. Se gli indigenti a Palermo, secondo dati forniti dall’ANSA, sono cresciuti di circa il 10% nell’ultimo anno, il numero di coloro che si rivolgono al Centro di accoglienza è aumentato del 30 % negli ultimi due anni. I rapporti intrattenuti con le persone seguite hanno messo in luce altre esigenze a cui la Comunità di Sant'Egidio ha cercato di rispondere, proponendo nuovi servizi dedicati agli anziani, alle donne e ai bambini, che hanno bisogno di un sostegno scolastico e di stimoli diversi da quelli ricevuti dall’ambiente in cui vivono la loro quotidianità. Questi ultimi, in particolar modo, sono stati inseriti nella “Scuola della Pace”, un'attività di supporto didattico ed educazione alla pace che la Comunità svolge al Capo dal 1989.
Il Pranzo di Natale
Palermo pranzo di Natale Comunità di Sant'Egidio
Un altro indicatore importante è il numero di coloro che vogliono di venire ai pranzi di Natale che la Comunità organizza tradizionalmente il 25 dicembre. Sono circa quattrocento coloro che hanno chiesto di passare con noi questo giorno. Tanti nuovi poveri che abbiamo incontrato nell’ultimo anno e che non hanno nessuno con cui trascorrere una giornata di festa. È il riflesso di una crisi che sta lacerando il tradizionale sostegno offerto dalle famiglie agli individui in difficoltà.
Ma ad essere entrato in  crisi è anche il modello di una società basato sul culto dell’autosufficienza. Scopriamo che in un tempo difficile c’è bisogno di più solidarietà.
C’è bisogno di un noi capace di accogliere tanti.
                                                                              Vincenzo Ceruso e Consuelo Lupo 

3 commenti:

  1. Uno dei maggiori valori del Sud è la famiglia. Bisogna fare qualcosa perchè la crisi non lo distrugga.

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  2. Che bella notizia per iniziare il 2013: Sant'Egidio è anche a Palermo! Nei giorni scorsi, durante l'incontro di Taizé, ho visitato la basilica di San Bartolomeo all'Isola e partecipato a un workshop della Comunità di Sant'Egidio sui martiri del XX secolo. Nella basilica è custodita la stola di padre Giuseppe Puglisi. Leggendo la vostra esperienza, mi pare che lo spirito di amore per gli ultimi di padre Puglisi riviva nel servizio ai poveri dei giovani di Sant'Egidio.

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  3. Nella Sicilia dai mille problemi, una serie di notizie piene di speranza...

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